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mercoledì 7 luglio 2010

Si impara ciò che si vive

Allatto alla luce del sole

Un giorno di circa tre anni fa mi trovavo ai giardinetti con mio figlio di poco meno di un anno.Mi siedo ad allattare e nel giro di pochi minuti mi trovo attorniata da una piccola folla di bimbi e bimbe.Qualcuno veniva richiamato dalla mamma che, con voce imbarazzata, intimava di non essere invadente e non disturbare ma che evidentemente dentro di sè non era del tutto convinta che quello fosse uno spettacolo adatto al suo piccolo.
Ad un tratto una bimba si fa coraggio e chiede "Ma cosa fa?".Ho impiegato alcuni secondi per superare stupore e avvilimento e capire che semplicemente nessuno di loro aveva mai visto una mamma allattare al seno suo figlio.
Mi sono ritrovata a fare una piccola lezione di fisiologia e ho trovato dei sorrisi aperti e inteneriti ad accogliere i segreti della naturale sopravvivenza umana. A dire il vero il mio senso di ironia un po' tagliente, con cui a volte affronto le difficoltà, mi ha fatto subito immaginare dei fumetti sulle loro teste con la scritta : "Ah! A questo servono le tette!"
Questa esperienza ha aperto un mondo davanti a me.
Da quando è nato il mio primo figlio mi sono messa all'opera formandomi per dare sostegno ad altre donne nel percorso gravidanza, parto, allattamento.E ho speso molto tempo a raccogliere 'contro'informazioni e diffonderle.
Quel giorno ho pensato che c'era un motivo piuttosto evidente del perchè, nonostante l'ostetrica che fa il corso preparto in zona desse a tutte le migliori informazioni, a 10 su 12 è finita che il bimbo è stato estratto dal ventre tramite un'operazione di chirurgia addominale, e 9 su 12 non hanno 'avuto fortuna' e 'non hanno potuto allattarlo' per i motivi più disparati.
Non ci si improvvisa nutrici in sei incontri di corso preparto.Non si metabolizza e rivive criticamente una vita di messaggi subliminali, di pubblicità di prodotti per bimbi con padri felici che allattano con il biberon, di montagne di libri con animaletti con ciuccio e biberon ...anche i mitici ecologici Barbapapà allattano la piccola Alice col biberon!
Una pressione talmente forte che anche il mio Arturo, che tra poco taglia il traguardo del quarto anno di ciucciate, un dì di qualche settimana fa mi ha chiesto di comprargli il latte finto e il biberon come gli altri (sue testuali parole...meno male che sotto sotto sa che è finto!!!).

E allora se queste bimbe non vedono allattare molto probabilmente non allatterano.

E allora ogni volta che tiro fuori la tetta in pubblico penso che sto facendo un lavoro altrettanto utile di quando organizzo i cerchi di condivisione del gruppo di auto aiuto.
E allora da quel giorno regalo ogni anno il calendario dell'IBFAN al consultorio, per 'ringraziarli del loro lavoro', nella speranza che qualche seme di fiducia attecchisca nelle donne che sono lì sedute ad aspettare il loro turno e che si trovano a guardare oltre le inevitabili pubblicità(alla faccia del codice internazionale!) anche qualche sana ciucciata come MammaNatura comanda.
E allora quando posso regalo foto di me che allatto; alla mia amica che ha la libreria, alla mia amica che ha la bottega del commercio equo a chi insomma può tenerle in vista e combatto così nel mio piccolo con le stesse armi dei 'cattivi' ,sperando che, non sentendosi sole e strane, altre mamme pian piano vengano allo scoperto.
Chissà, mi chiedo, quanto ci vorrà perchè gli occhi e il cuore si riabituino al nostro mondo finora fin troppo sommerso.

giovedì 10 giugno 2010

Dare latte


E’ presto, almeno per i canoni del mondo. Il cane abbaia, segnalando qualcuno al cancello. E’ anche giorno di festa. Qui non ci viene a trovare nessuno; fosse un giorno lavorativo potrebbe essere la forestale...insomma chi è?

E’ il massaro; riconosco la voce mentre viene con Alfonso dal cancello a casa. Che strano. Non abbiamo chiesto nè pane nè formaggi e non è il tipo da visite di cortesia.

Non so bene ancora che relazione abbiamo. Io sono grata a lui e alla sua famiglia per ciò che fanno. Fanno mangiare l’erba alle mucche. Passano le loro giornate qui in campagna; la casa del paese per i giorni di festa.

Che aspetto avrà la signora Maria, vestita col vestito della messa? Non riesco a immaginarle addosso null’altro che la sua vestaglia a fiori.

Parlerà agli ospiti, nelle riunioni di famiglia?Quando io vado su, riesco a strapparle a stento qualche monosillabo e pian piano sto imparando i ritmi del teatro di silenzi necessari a comunicare. Sembra che non senta quando domandi, continua a fare le sue cose.Poi mette da parte l’uovo appena fatto, ‘pu picciriddu’.

Gli uomini parlano di più, contenti che qualcuno abbia a cuore il destino della terra lì intorno e stupefatti allo stesso tempo. So che col tempo arriveranno a condividere i loro segreti così come la signora Maria ha accettato di condividere la crescenza con cui fa il pane.

Quando incontro persone così sono in difficoltà a mostrare la mia gratitudine. La prima volta che feci questo pensiero fu quando partorii. Ho pagato l’ostetrica ma mi sembrava che il denaro coprisse solo un aspetto della nostra ‘transazione’. Se lei non avesse scelto, unica nella nostra zona, di assistere ai parti a domicilio, in un contesto avverso,io forse non avrei potuto scegliere di percorrere quella strada (avrei potuto è vero spostarmi o partorire non assistita ma non erano scelte che mi sarebbero venute in mente a quel punto della strada.).

Così se pago una merce senza cuore, uguale a mille altre, penso che in cambio basti il denaro che copre materie prime e lavorazione, un prezzo equo certo, ma non mi preoccupo di più.

Ma se chi fa la ricotta che mangio ha dovuto fare una scelta inusuale alla base, se questa scelta non è quella della massa ed è difficile da mantenere, io mi sento di dover dire grazie anche in un altro modo.

Mi pesa assai non saper fare nulla. Non saper costruire, tessere, fare opere d’arte.Mi piacerebbe donare qualcosa di speciale a Roberta e Giampietro per il pane e tutto il resto e così a Felice quando ci ospitò e a molte altre persone conosciute e incontrate per la via.

Mi chiamano. Sono in casa. Il massaro, che a rigore è il figlio del massaro, ha un occhio così gonfio e rosso da non poterlo tenere aperto. Serve il mio aiuto. Presa alla sprovvista chiedo cosa posso fare.

“Latte materno.E’ l’unica in contrada che allatta”.

Già. L’ho letto mille volte su manuali e siti web. Ma sinceramente non ho mai pensato che ancora qualcuno sapesse, come un sapere naturale, che il latte materno è la miglior cura contro le congiuntiviti.

Assisto felice al miracolo di come poche gocce di latte agiscano immediatamente. Pochissime gocce, poichè non sono brava a mungermi e così, in questa situazione, sono anche un po’ nervosa (e mentre ci provo mi vengono in mente tutte le cose che so sul riflesso di eiezione e mentre lo penso mi dico ‘troppa neocorteccia non ce la farò mai’).

Più tardi nel pomeriggio ripeto l’operazione con calma silenzio e intimità e il mattino dopo mi presento alla masseria orgogliosa col bicchierino del mio prezioso “prodotto” che Arturo, da buon venditore, abbanìa subito a gran voce dal finestrino del furgone “Signooraaa!Le abbiamo portato il latteee”.

Ecco; qualcosa so fare: dare latte.

Micòl

lunedì 15 febbraio 2010

Sapore di mamma

Se lo allatti troppo, se dorme con te,se non lo mandi a scuola, se lo prendi in braccio, lo proteggi troppo non sperimenta la frustrazione non si prepara alla vita...e invece io godo leggendo queste parole (tratto da 'sapore di mamma' di Paola Negri - il leone verde edizione.



“La frustrazione ci sarà comunque perché fa parte della vita
; quello che la vita non ti insegna è come farvi fronte.Un genitore che dia esempio di presenza, di disponibilità, di contenimento, di capacità di entrare in relazione con il figlio, comprendendone i bisogni e dandogli gli strumenti per affrontare le difficoltà, rappresenta un bagaglio di fiducia in sé da cui trarre esempio per la costruzione di un’identità basata sul rispetto reciproco e del prossimo, sulla fiducia in sé e negli altri,sul saper aspettare perché tanto qualcuno nel momento del bisogno arriva e ascolta ma, soprattutto, significa permettersi di avere fiducia nelle proprie sensazioni di bambino che, solo se accolte e decifrate in maniera corretta e soddisfacente dall’adulto, danno sicurezza in ciò che emerge spontaneamente dal profondo di sé.”

giovedì 23 aprile 2009

Dare latte

M- Vuoi ancora succo di frutta?
A - No, ora voglio succo di tetta

Mamma, voglio diventare grande, con la bocca lunga,così ciuccio tre tette

A- voglio tetta
P- no, la voglio io la tetta
A-tu no.Hai la barba, non puoi ciucciare.


martedì 30 settembre 2008

Poppata Mondiale


SABATO 11 OTTOBRE alle 11 di mattina si cercherà di battere il record passato:
nel 2006 a Manila 3738 mamme hanno attaccato al seno i loro bimbi contemporaneamente e li hanno allattati per un minuto.
Nel 2007 in 225 luoghi diversi 5374 mamme hanno allattato contemporaneamente.
PERCHE'?
Per difendere il loro diritto di allattare al seno pacificamente, senza pressioni a svezzare anticipatamente, senza vergognarsi di allattare in pubblico o essere colpevolizzate per questo, per avere sostegno dalla comunità, perchè venga riconosciuto che l'allattamento al seno è una azione di promozione della salute della mamma e del bambino....
Sul sito www.babyfriendly.ca informazioni sui luoghi in cui si organizzano gruppi di mamme a cui potete aggregarvi.
NOI vi aspettiamo a Procida!