sabato 18 maggio 2013

Tutti i colori dell'arcobaleno


Viaggiando prendo appunti di scuola familiare, in testa e nel cuore, che il quaderno che avevo preparato per lo scopo resta sempre bianco.Viaggiando ci scolarizziamo sempre meno; le competenze si acquisiscono spontaneamente e il mio ruolo di educatrice si allontana sempre di più da quello di maestra.Il mio ruolo è decidere che vita fare. Più persone conosco, più stili di vita incontro più mi domando cosa voglio che vivano i miei figli e quale realtà voglio che considerino familiare.Oggi mi frulla in testa questo....


Gli spregiudicati non si lasciano più commuovere dall'amore e non investono in esso un briciolo di più di quello che si possono attendere di ritorno. Anche nelle esperienze che propugnano l'amore di gruppo,nelle comuni l'accento cade sempre più sui valori della comunione della fratellanza e l'amore viene ridotto a “fare l'amore”, mezzo per instaurarli praticamente.
Così,sia nel mondo della controcultura, sia nel mondo borghese non si crede più nell'amore,solo che mentre nel primo si cerca almeno di trasformarlo in dialogo umano nel secondo è già diventato uno scambio.
La sessualità in nome della quale il gioco continua perde il suo carattere di ebbrezza per diventare funzione fisiologica o meglio sistema di gratificazione e così impoverita sembra non riesca a tenere uniti gli uomini sempre più soli.

Tratto da" vivere in comune" di non mi ricordo chi

Ebbrezza....voglio che sperimentino ebbrezza nel vivere e nell'amare...ma come guidarli?

lunedì 23 luglio 2012

Onda su onda

E' estate e le onde del mare ci accarezzano e ci rendono più sopportabile il caldo. Ma mentre cerchiamo di rillassarci sulla spiaggia, cercando di connetterci col respiro di Madre Terra e radicarci, altre onde ci avvolgono e sicuramente non sono per il nostro corpo e per la nostra psiche il dolce effetto massaggiante di quelle marine

Copio un passo dal libro: Difendersi dall'elettrosmog Ulrich Kurt Dierssen Stefan Bronnle Terranuova Edizioni

"molto sorprendenti sono stati i risultati di due grandi studi epidemiologici, uno studio caso-controllo e uno studio di coorte prospettico, pubblicati nel 2000, che hanno mostrato su dati californiani, l'esistenza di una correlazione tra aborti spontanei e valori massimi di esposizione a campi magnetici.In particolare, mettendo in relazione il numero di aborti spontanei durante le prime 20 settimane di gravidanza in presenza di campi magnetici alternati di frequenza pari a 60 Hz, è stata trovata una relazione tra incidenza e valori di densità di flusso superiori a 1600 nanoTesla, misurati per mezzo di dosimetri personali. Non è stata invece scoperta nessuna rrelazione tra incidenza e livello medio di esposizione.In particolare il 75% delle donne erano esposte a punte di campo magnetico superiori a 1660nT e il 40% degli aborti spontanei risultavano associati a densità di flusso maggiori di tale soglia.Applicando questo risultato all'Austria, si ottine una stima di 5800 aborti spontanei l'anno.Per fare un confronto, l'austria registra circa 1000 morti l'anno a causa di incidenti di traffico."

Ho scelto un passo tra tanti,parlava di gravidanza e quindi era forse più in tema di altri ...
Gli studi a cui si fa riferimento sono questi :

Lee GM,neutra RR,Hristova L, Yost M, Hiatt RA a nested case control study of residential and personalmagnetic field measures and miscarriages Epidemiology 2002

Li DK, Odouli R,Wi s,Janevic T,Goldtich i, Bracken TD, Senior R,Rankin R,Iriye R A population-based prospective cohort study of personal exposure to magnetic fields during pregnacy and the risk of miscarriage Epidemiology 2002

Penso che per chi lavora attorno alla gravidanza sia una buona norma morale imparare a parlare di campi elettromagnetici alle donne incinte.

sabato 30 giugno 2012

Scuola familiare. imparare insieme


Mamma ma perché per andare dai nonni prendiamo sempre la nave?

Tutto inizia sempre da una domanda. Una curiosità che si accende all'improvviso, sembra, ma che cova da un po', il tempo di raccogliere dati, collegarli, vedere cosa manca per chiudere il cerchio.

Una domanda, si sa, tira l'altra. L'isola, la Sicilia, lo stretto.

Sulla carta geografica si seguono segni ancora troppo astratti. Non che non serva, ma non è abbastanza reale. Verrà conservata, lo so, in una allocazione di memoria fin quando, poi, un programma che ha bisogno proprio di quella informazione per poter girare, la scoverà e farà sovrapporre i segni con la terra che simboleggiano.

E' estate, vacanza, per chi va a scuola. Un tempo di autonomia come un altro, per noi. Dunque si parte. Destinazione: il duemari.

Io non ci sono mai stata: dunque è un viaggio di istruzione anche per me.

È da un po' che durante le attività quotidiane mi viene da tradurre in scolastichese ciò che stiamo vivendo. La probabilità di dover sostenere un esame di verifica mi induce a trovare una cornice adatta (e comprensibile a chi non condivide la nostra visione) per mostrare che le nostre esperienze sono apprendimento. Nonostante siano mescolate nella vita di tutti i giorni e siano sempre divertenti. Nonostante siano l'esatto opposto della scuola. Anzi proprio per questo, ma non glielo facciamo notare.

Così da insegnante mi chiedo, tra il serio e il faceto, e ora che materia stiamo svolgendo?
Credo proverò a tenere un diario.
In questi tre giorni abbiamo (questo è banale) studiato geografia. Nessuna lezione. Dove andiamo? A Nord. Orientamento. E quella terra che vediamo cos'è? La Calabria. Si può andare a nuoto? Quanto è distante? Ci sono gli squali? I pesce spada ci sono sempre? Li pescano solo qui? Biologia. O nel linguaggio delle scuole basse, scienze.

Perché lo chiami sempre il due mari? Oceanografia. Le correnti. Letteratura. Il duemari. Lo Scill'e Cariddi. Perché io sono qui sulle orme di 'Ndria Cambrìa, con la testa piena di suggestioni letterarie.

Camminando lungo il profilo della terra....”Mamma! Ma perché qui non si vede più la Calabria?” È proprio tutto lì il senso...è questa magia che siamo venuti a inseguire e forse mi sembra di aver barato un po', io lo sapevo da prima che andavamo incontro a questo. Ma perché allora ha funzionato lo stesso? Perché la mia emozione è autentica. Perché sto facendo una cosa che piace a me; perché esploro per davvero, per il gusto di esplorare e non perché 'devo mostrargli lo stretto'. E loro dunque seguono il mio cuore.

Il due mari. Camminando sulla spiaggia, il corpo ricorderà... la sabbia che diventa gradualmente riva di sassi, il blu che diventa verde, il freddo gelido che diventa tiepido. E, a mare, quella linea netta, ben visibile, tratteggiata di vortici, un susseguirsi di figure di interferenza. Come faceva Ciccina Circè, di notte, con la sua barchetta, a dimenarcisi, mi chiedo.



Loro seguono il mio cuore e io seguo il loro. La loro autentica curiosità e il loro stupore mi fanno infine affezionare al Pilone (che ci insegna le parole archeologia industriale, Signora Maestra, e qualche concetto sull'elettricità e la sua trasmissione) che, se fosse stato per me, non avrebbe suscitato grande ammirazione. Ma Arturo lo vuol vedere da tutte le angolazioni, di giorno e con il buio,andarci sotto, vorrebbe arrampicarcisi, ci si fa fotografare insieme e lo vuol fotografare tutto, dovendo per questo 'per forza' imparare le leggi della prospettiva, lottando per un tempo abbastanza lungo con l'impossibilità di farcelo entrare tutto nella foto, da così vicino, e risolvendo per fare tre foto che poi vorrà comporre a casa.

A proposito di foto,il parco letterario Horcynus Orca ci ha regalato una bella mostra fotografica e una mostra di arte contemporanea che Arturo e Cosimo hanno preferito alla sala museale di esposizione permanente che normalmente viene suggerita come percorso didattico per i bambini (a me invece l'algario è piaciuto tantissimo). Ma questo già non fa più parte dei programmi scolastici. Guardar fotografie. Opere d'arte contemporanee. Solo perché son belle. Senza che ci sia uno scopo. Educazione all'immagine?
Educazione alla bellezza? Percorso didattico tra le emozioni? Traduzione di sentimenti?

Così come non potremmo mettere nel nostro programma scolastico le ore passate a osservar sassi. Bellissimi. “Orati”, dice Arturo, e siccome non mi chiede di cosa son fatti (che comunque non saprei rispondere) restano “orati” perché son veramente magici ed è bello che lo restino. Mentre per Cosimo quelli bianchi bianchi sono i migliori. E comunque fanno sorgere un dubbio: “Mamma come si riconosce una pietra focaia?” Ahimè non lo so... Ma vedo che tra tutte le suggestioni e meraviglie di questo viaggio l'attenzione di Arturo è in massima parte attratta dalla voglia di montare da sé la tenda, dal prepararsi da solo un giaciglio accogliente, da come risolvere pacificamente le nostre relazioni con le formiche, preservando il nostro cibo.... insomma le cose serie della vita!
Le cose serie della vita, i giochi, le favole, le cose di bimbi, Cola Pesce e Scilla che proprio su quella spiaggetta lì conobbe Glauco e i miei bimbi accolgono la scoperta con estrema serietà perché le favole son serie.

E su quella bandiera cosa c'è scritto? No al ponte. Che ponte? Perché?
Tante cose nuove, tra una granita e l'altra, dopo un giro in giostra e un tuffo a mare. Fluendo insieme a tutto il resto e facendo sembrare un nulla quello che invece, scritto qui, sembra un monte di roba. Certo, lo sarebbe, se ci fossimo messi in testa di impararlo apposta. Ma non ce ne siamo quasi accorti.

Tante domande e osservazioni che non si possono scrivere tutte. Io quello che ho sperimentato e ho riscoperto, visto che già ci credevo prima, è l'impossibilità di dare un ordine al sapere. Discriminare tra cosa è importante e cosa no. Cosa è degno d'attenzione e cosa di seconda scelta. Dipende, da me da te, da quando...

E c'è sempre l'imprevedibile, tanto che, scendendo dalla macchina, al rientro a casa, correndo ad abbracciare papà, Arturo come prima cosa grida : “Papà! Abbiamo visto tanti topi!”. Che ahimè è vero e mi risuona dentro quella domanda a cui non ho saputo dar risposta: “Perché è tanto sporco?”.

giovedì 18 novembre 2010

Scuola

"Nelle scuole dove spesso intervengo, gli insegnanti sono come delle bottiglie di latte e gli alunni come i bicchieri vuoti allineati. L'insegnamento consiste nel versare il latte nei bicchieri. Al momento dell'esame il latte viene riversato nella bottiglia. Alla fine ci troviamo con trenta bicchieri sporchi e una bottiglia di latte vomitato."

Marshall Rosenberg 'Preferisci avere ragione o essere felice?'


venerdì 12 novembre 2010

Pensare col corpo

In cinta.

In greco il fatto di essere incinta si può tradurre con "essere legata", e partorire con "essere slegata".


I greci, al momento della nascita, slacciavano le corde, le cinture, le fibbie e aprivano le porte, le serrature, gli scrigni.

Il simbolismo del cordone da tagliare, del legaccio da slegare è talmente evidente al momento del parto che solo una società come la nostra, così disturbata nella sua vita simbolica, può non sentire l'aspetto odioso che c'è nel bloccare, o più precisamente nell'"ammanettare" come una prigioniera la donna che partorisce.

Le si chiede anche di trattenere le grida e di frenare le proprie emozioni! Si chiede al guerriero di trattenere il suo grido di energia? Questa barbarie medica disturba non solo il processo della nascita, ma l'intera funzione simbolica: come facciamo a lasciare che il nostro bambino nasca, cresca e si distacchi quando noi stesse siamo trattenute, legate e imbavagliate per farlo nascere? Come non diventare frigida quando l'immensa energia sessuale ed emotiva della nascita è trattata come qualcosa di inaccettabile?

G. Paris

Dal libro “Hermes e Dioniso”


copio e incollo da www.pensarecolcorpo.com

mercoledì 20 ottobre 2010

Parole


Per molto tempo aveva immaginato che quel dolore sarebbe stato come un lusso.Nelle ore che seguirono non ebbe il minimo dubbio, ma anche l'ultimo antro del suo corpo imparò che esistono lussi che costano ciò che valgono e l'intima orgia del parto è, più che un dolore, una battaglia che, per fortuna, si dimentica con la tregua.

Angeles Mastretta.Male d'amore

mercoledì 7 luglio 2010

Si impara ciò che si vive

Allatto alla luce del sole

Un giorno di circa tre anni fa mi trovavo ai giardinetti con mio figlio di poco meno di un anno.Mi siedo ad allattare e nel giro di pochi minuti mi trovo attorniata da una piccola folla di bimbi e bimbe.Qualcuno veniva richiamato dalla mamma che, con voce imbarazzata, intimava di non essere invadente e non disturbare ma che evidentemente dentro di sè non era del tutto convinta che quello fosse uno spettacolo adatto al suo piccolo.
Ad un tratto una bimba si fa coraggio e chiede "Ma cosa fa?".Ho impiegato alcuni secondi per superare stupore e avvilimento e capire che semplicemente nessuno di loro aveva mai visto una mamma allattare al seno suo figlio.
Mi sono ritrovata a fare una piccola lezione di fisiologia e ho trovato dei sorrisi aperti e inteneriti ad accogliere i segreti della naturale sopravvivenza umana. A dire il vero il mio senso di ironia un po' tagliente, con cui a volte affronto le difficoltà, mi ha fatto subito immaginare dei fumetti sulle loro teste con la scritta : "Ah! A questo servono le tette!"
Questa esperienza ha aperto un mondo davanti a me.
Da quando è nato il mio primo figlio mi sono messa all'opera formandomi per dare sostegno ad altre donne nel percorso gravidanza, parto, allattamento.E ho speso molto tempo a raccogliere 'contro'informazioni e diffonderle.
Quel giorno ho pensato che c'era un motivo piuttosto evidente del perchè, nonostante l'ostetrica che fa il corso preparto in zona desse a tutte le migliori informazioni, a 10 su 12 è finita che il bimbo è stato estratto dal ventre tramite un'operazione di chirurgia addominale, e 9 su 12 non hanno 'avuto fortuna' e 'non hanno potuto allattarlo' per i motivi più disparati.
Non ci si improvvisa nutrici in sei incontri di corso preparto.Non si metabolizza e rivive criticamente una vita di messaggi subliminali, di pubblicità di prodotti per bimbi con padri felici che allattano con il biberon, di montagne di libri con animaletti con ciuccio e biberon ...anche i mitici ecologici Barbapapà allattano la piccola Alice col biberon!
Una pressione talmente forte che anche il mio Arturo, che tra poco taglia il traguardo del quarto anno di ciucciate, un dì di qualche settimana fa mi ha chiesto di comprargli il latte finto e il biberon come gli altri (sue testuali parole...meno male che sotto sotto sa che è finto!!!).

E allora se queste bimbe non vedono allattare molto probabilmente non allatterano.

E allora ogni volta che tiro fuori la tetta in pubblico penso che sto facendo un lavoro altrettanto utile di quando organizzo i cerchi di condivisione del gruppo di auto aiuto.
E allora da quel giorno regalo ogni anno il calendario dell'IBFAN al consultorio, per 'ringraziarli del loro lavoro', nella speranza che qualche seme di fiducia attecchisca nelle donne che sono lì sedute ad aspettare il loro turno e che si trovano a guardare oltre le inevitabili pubblicità(alla faccia del codice internazionale!) anche qualche sana ciucciata come MammaNatura comanda.
E allora quando posso regalo foto di me che allatto; alla mia amica che ha la libreria, alla mia amica che ha la bottega del commercio equo a chi insomma può tenerle in vista e combatto così nel mio piccolo con le stesse armi dei 'cattivi' ,sperando che, non sentendosi sole e strane, altre mamme pian piano vengano allo scoperto.
Chissà, mi chiedo, quanto ci vorrà perchè gli occhi e il cuore si riabituino al nostro mondo finora fin troppo sommerso.